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Arcolitico

29/04/2019


Un segno nel paesaggio delle infrastrutture nel progetto di Raffaello Galiotto

Per chi percorre una delle principali infrastrutture veicolari del nord Italia, l'autostrada Milano-Venezia, il paesaggio visivo indistinto di capannoni e aree industriali ai suoi bordi ha visto sorgere di recente un inatteso nuovo elemento: è Arcolitico, elemento scultoreo lapideo di forma parabolica progettato da Raffaello Galiotto e realizzato in fregio al complesso produttivo Margraf nel vicentino.

Un segno distintivo nel territorio

Godendo infatti di una posizione strategica lungo la A4, l'azienda operante nel comparto lapideo ha voluto caratterizzare il suo rinnovato complesso logistico industriale con un'opera-manifesto della propria capacità tecnica, assieme all'impegno costante nella sperimentazione volta a coniugare pietra naturale e contemporaneità digitale. Il coinvolgimento di Raffaello Galiotto, curatore delle ultime edizioni di The Italian Stone Theatre, ha fatto valere la sua costante ricerca progettuale sull'utilizzo delle tecnologie avanzate nella lavorazione della pietra. Il risultato è un'opera a cavallo tra scultura ambientale e land art infrastrutturale dalle dimensioni ragguardevoli, un arco con un'impronta di dodici metri di base per un'altezza di oltre quattordici, con un'unica apertura alla base su un lato per evidenziare la cavità interna. L'arco è composto da 34 anelli di marmo sovrapposti e fissati a una struttura metallica portante interna; ogni anello a sua volta è formato da quattro settori, per un totale di 136 diversi elementi realizzati in Fior di Pesco Carnico.

La forma dell'arco

Arcolitico nasce dalla volontà di sperimentare forme articolate ottenute dal taglio a filo diamantato controllato numericamente, tecnica che consente di minimizzare lo scarto della materia prima quasi a zero. Grazie al controllo numerico della lavorazione, correlata alla progettazione parametrica di ogni singolo pezzo, è infatti possibile tagliare e separare “chirurgicamente” i blocchi di pietra – quattro nel caso descritto - in parti che poi, secondo un preciso schema di assemblaggio, vengono ricomposte nella forma architettonica predeterminata. Il progettista non si limita pertanto alla configurazione finale dell'oggetto architettonico o di design, ma è chiamato a estendere la propria conoscenza all'intero processo realizzativo.

L'evoluzione di un modello

Riferimento inevitabile per Arcolitico è stato il lavoro di un maestro come Angelo Mangiarotti, che aveva sperimentato il principio del taglio e separazione di singoli pezzi da un unico blocco in opere come Cono cielo del 1989. Galiotto sviluppa questo principio produttivo e costruttivo elevandone la complessità formale grazie allo sviluppo dei software di progettazione e all'evoluzione tecnologica delle macchine (un filo sagomatore a sette assi controllati). Da ciò deriva la forma parabolica ritorta e scanalata, capace di evocare attraverso le pieghe ottenute sulla superficie della materia la delicatezza di un panneggio. La discontinuità nella ricomposizione degli elementi ottenuti dai singoli blocchi ha dato luogo a una tessitura ritmica della texture complessiva di Arcolitico, che restituisce il valore di unicità di un oggetto, sia pur di grande scala, ottenuto dalla lavorazione della materia litica.

Progetto: Raffaello Galiotto
Localizzazione: Gambellara, Vicenza
Esecuzione: Margraf
Realizzazione: 2018
Immagini: Francesco Balasso